Lasciatevi trasportare dalla corrente, vivere l’attimo e godere appieno dei piaceri transitori. Dimenticate il letto del “biondo” Tevere, i ponti monumentali, la memoria dei fasti imperiali e i profili delle facciate di Roma barocca, per incontrare le “immagini del mondo fluttuante”, che trae origine dal concetto buddista dell’illusorietà dell’esistenza terrena. Superato il portale del Museo Fondazione Roma, a via del Corso, prende il via un sereno rito iniziatico di conoscenza e approfondimento della cultura giapponese attraverso l’incontro con “Hirhoshige, il maestro della natura”, il celebre maestro che ha dato un contributo fondamentale alla nascita dell’Impressionismo e che ha scosso in particolare per la manipolazione dei primi piani ingranditi e le tremolanti sfocature cromatiche che catturano l’attimo Degas, e ha catturato Monet per la passione delle piante e dell’acqua, al punto da trasformare il suo giardino di Giverny in un panorama orientale con ninfee, cespugli e ponticello. Tra i collezionisti appassionati delle sue stampe, in vendita nella soffitta parigina di Samuel Bing, il più entusiasta acquirente fu van Gogh, che copiò il celebre ponte di Ōhashi e il giardino dei susini di Kameido (1887), tratti dalla serie delle “Cento famose vedute di Edo”. La tela dell’artista olandese, conservata alla “Fondazione Van Gogh” di Amsterdam, insieme al “Ponte sotto la pioggia” e “ Piccolo pero in fiore”, impossibili da trasportare per la precarietà dello stato conservativo, sono presenti alla mostra attraverso delle riproduzioni ad altissima risoluzione realizzate dalla Rai.