La drammatica esplorazione del corpo femminile, prima delle tele con le ballerine, le donne alla toilette, le stiratrici, è dichiarata da Edgar Degas nella serie dei "monotipi", tecnica di disegno all'inchiostro grasso su lastra di metallo, e nei pastelli in cui la forma viene completamente frammentata, sbriciolata e distrutta, in opposizione alla fotografia, rivoluzionaria sperimentazione che a metà dell'800 trasformò il rapporto della pittura con la realtà."Vorrei essere illustre e sconosciuto", confida l'artista parigino, protagonista della diciassettesima monografia di Vittorio Sgarbi, da domani in edicola, all'amico e collezionista Alexis Rouart, dichiarando così col paradosso e con lo spirito di contraddizione la matrice del suo afflato creativo costruito gradualmente frequentando, dopo l'abbandono degli studi di giurisprudenza, lo studio di Lamothe, allievo di Ingres e che si conclude nel 1880 con la "Ballerina in bronzo di quattordici anni", la prima scultura polimaterica. Degas è posseduto dall'amore per ciò che si muove, che aveva notato in modo particolare in Luca Signorelli durante i suoi frequenti viaggi in Italia dal 1854 al 1860 per visitare i parenti napoletani.