Affetto da indiscutibile vanità e autocompiacimento, Albrecht Dürer nei numerosi autoritratti dall'età di tredici anni, si dipinge con abiti raffinati dai bordi di pelliccia o giocati su eleganti armonie di colori, che riflettono la sua aspirazione a una posizione sociale prestigiosa, che raggiungerà in pieno, quando nel 1515 realizza l'"Arco Trionfale" per Massimiliano I composto da centonovantadue litografie. Nello stesso anno il pittore, protagonista della diciannovesima monografia presentata da Vittorio Sgarbi per far conoscere le sue qualità artistiche e la sua tecnica invia a Raffaello un autoritratto eseguito a tempera su tela di bisso. Raffello ricambia mandandogli alcuni disegni. Sin dal suo primo viaggio in Italia, tra il 1494-95, all'età di ventitré anni, che lo porta soprattutto a Venezia, sede di una fiorente colonia tedesca, rimane fortemente influenzato da Giovanni Bellini e scopre il ruolo dell'artista intellettuale. Viene colpito dall'alta considerazione in cui erano tenuti i pittori e gli scultori a differenza di quanto avveniva in Germania, in cui l'artista è considerato un artigiano. "Oh, quanto più patirò il freddo sospirando questo sole! Qui mi sento un signore, a casa mia un parassita": queste parole riporta Joachin Camerarius nella prefazione all'edizione del 1532 dei libri di Dürer sulle proporzioni del corpo umano.