Oggetti riconoscibili e altri difficili da identificare. Fotografie che non ricalcano la realtà ma che "de realizzano" ciò che fissano. Immagini che sembrano essere il negativo della presenza e che trovano un peso, un senso, se non acquisendo un diverso tipo di esistenza, diventando simboli e svolgendo una funzione iconica finchè l'immagine consente la riconoscibilità. Sette stampe scattate da Teresa Emanuele protagonista la natura e alcuni elementi della terra, l'acqua, il fuoco, in cui l'artista romana ventinovenne, sottopone la fotografia a manipolazioni che alterano il contenuto fino a farle perdere la propria identità. Sulle pareti azzurre del bistrot del Teatro Quirino-Vittorio Gassman (aperta dalle 8 alle 24), campeggiano le immagini realizzate in digitale, testimonianze degli stati d'animo della Emanuele: scatti che catturano, perché prevalgono percezioni visive e, quindi, una veridicità basata su applicazioni da valutazioni astratte ai dati sensoriali. "Spine", "Radici", un tipo di foto in cui l'espressività non è legato al concetto di "istantanea", di rapidità dell'esecuzione, ma la tensione registrata trova il culmine nella immobilità e nell'idea concettuale di enormi rami che capovolti non toccano il cielo, ma nascono dalla terra.