Di sicuro più orecchiabile di Biagio e di Ambrogio, il soprannome Giotto sembrò più adatto al giovane pastore per presentarsi a Cimabue, artista di grido fiorentino di passaggio per le valli di Vespignano diretto verso Bologna, in quello scorcio dell'ultimo quarto del XIII secolo. Vera o inventata che sia la descrizione dell'incontro Vasari la riporta nella biografia degli "eccellenti, pittori scultori e architetti"(1550), le cui notizie però riferite ad altri artisti non sono state sempre confermate dai documenti d'archivio. L'episodio del giovane talentoso che tratteggia con un sasso appuntito una pecora al naturale su una lastra è affascinante. Cimabue si dimostrerebbe così un formidabile talent-scout che scopre per caso il "principe dei pittori" (un complimento di Petrarca) tra le greggi in campagna.