Per non dimenticare le sue soluzioni compositive, sempre in bilico tra iperboli manieristiche e schemi prospettici occidentali, realizzate con dinamiche pennellate che riflettessero la sua ricerca del naturale e visione del sublime, Domenikos Theotokopoulos, detto El Greco, aveva escogitato un metodo di “catalogo” delle sue opere, da utilizzare oltre che come “promemoria”, anche come “repertorio” da mostrare ai committenti. Un’utile prassi che nel ‘600 era in voga negli atelier degli artisti di terra iberica, e che nel caso specifico del maestro, nato a Candia, ma veneziano di formazione e romano per approfondimento, è riportato da un altro pittore e teorico spagnolo, Francesco Pacheco, che nel 1611 verificò di persona quest’abitudine inventariale.