Goethe e l’amico pittore Tischbein sono a Roma nel 1786. Entusiasti dell’Antico, non si sono però fatti scappare il Carnevale Romano. “E’ ormai finito e la città eterna torna a essere un convento”, scriverà lo scrittore di Weimar nel “Viaggio in Italia” e deciderà così di proseguire per Napoli. Qui, invece, lo scenario cambia. La capitale borbonica è vivace, piena di movimento e per sottolineare l’atmosfera serena, annota le sue sensazioni con la sintetica osservazione:”il re è a caccia, la regina è incinta, e non si potrebbe desiderare nulla di meglio!”.
“Visioni del Grand Tour dall’Hermitage”(catalogo Il Cigno) raccoglie una selezione di capolavori, curata da Sergej Androsov, Vladimir Matveev e Lorenzo Zichichi, che illustra con suggestive, sublimi, visionarie e romantiche inquadrature, scorci insoliti e canonici delle emblematiche tappe turistiche dei collezionisti russi. Scenografiche e sfrangiate nella materia pittorica appaiono le visioni instabili e fantastiche di Alessandro Magnasco, interprete “poco classico” dell’idea dell’antico. Diversa interpretazione per Van Lint con il “Panorama con l’Arco di Tito e il Palatino” e per Van Bloemen (detto l’Orizzonte), celebre per i paesaggi laziali incorniciati da pittoreschi pini e pioppi. Il Viaggio continua con i “paesaggi ideali” del 1740 di Panini, il “Colosseo” e “Villa Madama” di Robert, le scene popolari di Miel e il “Mercato in piazza” di Lingelbach. Lo sbarco al Sud si legge attraverso gli occhi intellettuali e sentimentali delle vedute di Hackert di Baia, Pozzuoli e di Montesarchio, mentre le notti e il chiaro di luna del golfo partenopeo e di Palermo sono indimenticabili nella “Festa di Napoli” e “Ingresso nel porto”di Achenbach e Vernet.