Una nuova ebbrezza creativa che affronta stati psicologici contrastanti attraversa non senza forti tormenti il carattere teatrale, illusionistico e simbolico dell’ultimo Kokocinski. Nei tenebrosi saloni-antri delle Sibille di Palazzo Venezia le grandi tele del pittore, nato in Italia nel ’48 da genitori russi, generano la convinzione che la vita dell’uomo sia soprattutto una lotta per la sopravvivenza e che del suo fascino faccia inevitabilmente parte la morte. “La potenza dello spirito”, a cura di Claudio Strinati, è il titolo della mostra in cui si dichiara apertamente l’energia dell’invenzione in cui affiorano i sedimenti dell’anima che l’artista esprime soprattutto nei corpi che appaiono in primi piani ravvicinati, che attirano lo sguardo con immediatezza e in cui si percepisce qualcosa di immensamente estatico e visionario.