Niente di più eloquente, celebrativo e di inequivocabile impatto comunicativo, per trasmettere attraverso il proprio ritratto, la duplice natura, spirituale e temporale del suo mandato: papa Gregorio XIII Boncompagni commissiona nel 1585 la sua effige al pittore Domenico De Rossi, incorniciato dalle immagini delle facciate e prospetti delle confraternite, istituzioni assistenziali, collegi e seminari fondati in Italia e in Europa, durante il suo pontificato. Ma, affermazione del potere spirituale a parte, la sovranità degli eredi di Pietro nella città eterna, a partire dalla metà del XVI secolo, si può esaminare seguendo un intricato e sincopato percorso, segnato dagli interventi urbanistici realizzati e da quelli, invece, rimasti incompiuti. Il libro "La magnificenza e l'utile. Progetto urbano e monarchia papale nella Roma del Seicento", di Aloisio Antinori, docente di Storia dell'architettura moderna presso l'Università del Molise (edito da Gangemi editore, 159 pagine), apre un interessante dibattito, con scritti e documenti inediti, sugli sviluppi ed esiti della mirata politica amministrativa e culturale dei capi della Chiesa Universale sulle mutazioni della forma urbana di Roma, senza perdere mai di vista le valenze simboliche della Città Santa.