Provocare una caotica verità e indurre a intime riflessioni. La XV Quadriennale al Palazzo delle Esposizioni, inaugurato a ottobre con l’immensità dei silenzi profondi e tonanti delle grandi tele di Marc Rothko, ha registrato 15.000 visitatori, tra novità, aperture e rielaborazioni di un’attualissima drammaturgia che ha coinvolto 99 artisti invitati dai cinque curatori: Chiara Bertola, Lorenzo Canova, Bruno Corà, Daniela Lancioni e Claudio Spadoni. Una collettiva per fare il punto sull’arte contemporanea italiana che esplora tre generazioni e dichiara una forte percentuale di artiste.“Sono 35 e ben consapevoli delle loro capacità tecniche-afferma Daniela Lancioni, storica dell’arte del Museo di via Nazionale. “In tutti i lavori c’è un ritorno evidente all’idea del “faber”, della manualità ricercata congiunta all’assunzione di nuove responsabilità. Hanno contribuito ha trasmettere un messaggio di forte ottimismo e di grande energia”. Entrati nel ventre degli spazi basilicali del nuovo Museo in cerca di un percorso da seguire, un filo conduttore non c’è. E’ una mostra senza titolo, che cerca un autore tra il pubblico (un’idea promossa dagli organizzatori) con una grande capacità di sintesi e di fantasia che individui un comune denominatore per dare un “nome” alla creatività in scena nelle stanze della cultura.“Trovo interessante- spiega Lorenzo Canova, docente di Storia dell’arte Contemporanea all’Università del Molise- l’assoluta non riconoscibilità della mano femminile da quella maschile.