Figlio d’arte, allievo e collaboratore di Perugino, “fan” di Leonardo e Michelangelo. A soli diciassette anni Raffaello, nato a Urbino nel 1483, viene nominato “magister”, che secondo il regolamento della Corporazione dei Pittori lo autorizzava a esercitare la propria attività. La sua grandezza che lo porta a essere l’interprete per eccellenza dell’ideale di bellezza classica, canonica accettata nel gusto di interi secoli di civiltà per cui non si distingue più il bello di natura con il bello artistico, consiste nell’assimilare all’interno del proprio stile gli elementi significativi di ciascun autore. Riesce a sintetizzare le indicazioni del padre Giovanni Santi, la grazia armonica del suo maestro ufficiale, il gusto decorativo del suo compagno di bottega Pinturicchio, la pacata e luminosa razionalità di Piero della Francesca, le vibrazioni luministiche di fra’ Bartolomeo, lo sfumato e la costruzione piramidale leonardesche, il dinamismo, la fermezza plastica dei volumi michelangioleschi all’interno del proprio stile non come citazioni, ma come parti integrate in modo organico. Farà così per tutta la sua vita conclusasi, rapida come un volo d’Icaro, a soli 37 anni.