Apparentemente spighe, melograni, gelsomini, e palme verdi con funzione meramente decorativa. Poi a legger meglio, oltre i chicchi, i frutti , i petali e le foglie nelle tele con i volti degli alunni che volevano entrare nel XVII secolo nella prestigiosa Accademia romana degli Incolti si celano significati simbolici. Il pubblico deve, però, per riuscire a cogliere pienamente le metafore e le allusioni delle trenta opere della intrigante mostra "Il ritratto segreto. Miti e simboli nella collezione al Nazareno: dipinti sconosciuti del Sei e del Settecento", (aperta fino al 20 maggio) calarsi in quei tempi. Negli anni in cui si riscopriva il valore della Retorica di Aristotele, rimanendo però sempre fondamentale l'esercizio della poetica e della letteratura. Per avviare ulteriormente l'operazione "macchina nel tempo" nell'età barocca, ci si deve affidare alle affermazioni dei maggiori poeti e artisti della seconda metà del secolo, come Marino, Chiabrera e Bernini che declamavano: "E' del poeta il fin la meraviglia", "La poesia è obbligata a far inarcare le ciglia", "L'ingegno e il disegno sono l'arte magica attraverso cui si arriva a ingannare la vista in modo da stupire". Ecco allora, qualche strumento e suggerimento per scrutare tra la natura dei quadri dei registi di questa accattivante messa in scena su tela: tutte opere conservate dal 1658 nelle stanze del Collegio Nazareno, dei padri Scolopi, e scoperte una decina di anni fa, durante i restauri da Angela Negro, curatrice della mostra e tra direttori del museo di palazzo Barberini.