Sparare contro i colori contenuti in sacchetti appesi sulle tele: miscele colorate che colano sulle superfici verticali interrotte da rilievi di gesso che segnano rivoli non controllabili, che definiscono percorsi spontanei. Per le performance chiamate “Tirs” (“Tiri”), tra cui i celebri “Tir-Fragment de Dracule”, “Tir de l’ambassade americaine”, la sognatrice e disincantata Niki de Saint Phalle negli anni Sessanta sceglieva un fucile calibro 22. A volte preferiva mettersi da parte e invitava il pubblico a partecipare alla sua esperienza . Dopo gli spari di pittura direttamente sui sopporti, evidenti atti liberatori, cerca altri bersagli per confermare il desiderio della radicale scelta di far coincidere l’arte con la vita. Tormentata e problematica profetessa di un inno alla vita affermato fino in fondo durante la sua parabola esistenziale (l’arte diventerà un ancora di salvezza dopo una forte depressione), entra non sottovoce, ma con la forza dei tratti per progettare le sue mega sculture, con i prototipi in scala e con alcuni dei suoi personaggi visibilmente fuori misura, nelle sale del Museo Fondazione Roma. Il presidente Emmanuele Francesco Emanuele, neo eletto alla direzione dell’Azienda Palaexpo, ha con evidente entusiasmo, ieri mattina, inaugurato l’antologica dell’artista francese (ma vissuta a New York) con cento opere, scelte dal curatore Stefano Cecchetto, che testimoniano il suo intenso percorso di meditazione e gioia e di affermazione del suo universo femminile. “ Un’affascinante e complessa protagonista di un periodo dell’arte internazionale- afferma il presidente Emanuele- in cui erano forti le tensioni sociali e politiche che Niki de Saint Phalle, vive fino in fondo, paladina delle sue idee”.