Al di là del giardino segreto dei melangoli la Prospettiva del Borromini, fino a pochi anni fa, era l’attrazione irrinunciabile per i turisti a spasso tra via Giulia e piazza Campo de’ Fiori. Il portale monumentale di Palazzo Capodiferro Spada, nel cui cortile interno si sviluppa l’invenzione del finto colonnato, creato dall’architetto ticinese rivale di Bernini (realmente lungo 8,82 metri, ma suggerisce invece una profondità illusoria di 35 metri), veniva attraversato in fretta: pochi visitatori erano al corrente della preziosa quadreria concentrata nelle quattro sale del primo piano. Delle quattrocento opere inventariate al momento dell’acquisto da parte dello Stato nel 1927 (l’allestimento attuale risale a quello curato da Federico Zeri nel 1951), oggi ne sono esposte duecento e, circa una settantina, arredano le altre stanze del Palazzo, occupate dalla sede del Consiglio di Stato. Ma l’intenzione di mettere in luce un percorso privilegiato della cultura di un’epoca della città eterna, documentandone lo svolgimento del gusto, lo spirito del tempo, nonché a scomporre dall’interno le sofisticate dinamiche di raccordo tra società e i suoi protagonisti, hanno portato la direttrice Maria Lucrezia Vicini a ripercorrere la storia del museo in piazza Capodiferro.
