Un fatto senza nessuna importanza. Una donna versa del latte in un recipiente, un gesto quotidiano, insignificante. Non è l'espressione, né il suo ritratto ad attrarre, ma il modo in cui è dipinto. Sono folgoranti le capacità camaleontiche del pennello di Johannes Vermeer nell'usare i colori chiari che invadono la stanza dove sta ferma, immobile "La Lattaia" (1660 circa), simbolo stesso dell'Olanda dai primi del '900. Ha cercato di rendere la vibrazione della luce con innumerevoli piccoli punti, una sorta di "pointillisme", studiato poi nell'Ottocento dai post-impresionisti. Grumi e filamenti di luce che restituiscono con cristallina lucidità l'essenza ottico visiva della realtà e si accendono come fiammelle che interrompono le zone d'ombra e diffondono la luce nella stanza. Danno un po'di gioia, di vita alla magica atmosfera di silenzio. Il movimento forse lo dà la linea verticale del latte che cola o le linee curve del pane, della brocca, della ciotola. "La lattaia" è una donna ordinaria, né bella, né elegante, non un viso particolarmente attraente, indossa un abito giallo.